Una solitudine abitata dalle api

PAROLE DI ROBERTA CORRADIN | FOTO DI MARCELLO BOCCHIERI E FRANCESCA MOSCHENI

Modica
Sicilia

Si avvicina all’alveare con lentezza, è quasi una danza propiziatoria la coreografia di gesti con cui Emanuele Agosta accende un incenso. Equivale, dice, a una telefonata.

 

«Che fai quando vai a trovare un amico? Chiami prima, per non disturbare». Lo stesso fa lui: avvisa le api del suo arrivo con quel tizzone d’incenso. E loro si predispongono a riceverlo. Emanuele ci mostra l’ape regina. «Come la riconosce?» «È vanitosa» sorride. «Si è data lo smalto». Guardiamo da vicino.

L’ape regina ha un brillio verde smeraldo. Una spennellatina che le ha dato lui, per identificarla sempre a prima vista tra le altre.

Siamo sulle colline che degradano verso il mare, tra Modica e Pozzallo. Paesaggi segnati da muretti a secco e macchie di carrubi. Non a caso il suo fiore all’occhiello è proprio il miele di carrubo: cremoso, ricorda le caramelle “mou” e il cioccolato. I carrubi, in Italia, sono concentrati nel sud-est della Sicilia, e il miele del signor Agosta è quasi un’esclusività. Come quello di fichi d’India, difficilissimo da ottenere; difatti, spiega lui, non riesce a farlo tutti gli anni, perché la fioritura è delicata: ma quando c’è, il miele di fichi d’India sprigiona la quintessenza dell’isola.

Il signor Agosta è un uomo solitario; la sua solitudine, vestita delle poche parole con cui i siciliani ammantano la naturale riservatezza, è attorniata da danze di api. Non è facile arrivare a lui, in questa campagna che è un labirinto romantico di strade sterrate e muretti a secco. Bisogna essere testardi, e così siamo stati noi: a Pozzallo, sul mare, avevamo assaggiato il suo miele di carrubo. Ci siamo guardati e abbiamo sorriso. Era il miele che cercavamo. Abbiamo deciso di andare a fargli i complimenti di persona, e ora ve lo presentiamo. Fate piano, in punta di piedi. Tra gli alveari, con la sua mole, evoca Baloo; ma il suo universo, come quello delle sue api, è delicato.