PIÈ DI MONT: IL COLLIO IN BOLLICINE

PAROLE DI GIORGIA CORTE | FOTO DI FRANCESCA MOSCHENI E LAURA SPINELLI

Gorizia
Friuli Venezia Giulia

Un Padre e un figlio uniti da un sogno

Un ragazzo innamorato della propria terra che riesce nell’impresa straordinaria di produrre un sorprendente spumante metodo classico sui colli orientali del Friuli, area molto più adatta ai vini fermi.

Una regione segnata dalle tragedie della guerra che regala un messaggio di speranza rivolto al futuro.

 

Quando l’esperienza incontra la passione nascono le storie più belle, come la storia di Piè di Mont, la storia di un padre e di un figlio uniti dall’amore per le bollicine che insieme realizzano il sogno di produrre l’unico spumante metodo classico millesimato in un territorio invece famoso per i vini bianchi fermi: i colli orientali del Friuli Venezia Giulia, al confine con la Slovenia.

Roman Rizzi è nato qui sul collio ed è cresciuto nell’azienda agricola dei genitori a Piedimonte in provincia di Gorizia, fra vigne terrazzate, orti, frutteti e animali nella grande casa contadina dove d’estate la madre Mayda esponeva la “frasca” verdeggiante, segnale che da queste parti, per chi lo sa interpretare, indica che la casa è aperta al pubblico e si possono acquistare o consumare all’ombra degli alberi del cortile salumi, frutta, verdura, uova e, naturalmente, i vini prodotti dai contadini che la abitano.

Il talento di famiglia più conosciuto è legato all’uva: il papà di Roman, Paolo soprannominato il “cesellatore delle vigne”, è un esperto nell’impiantare a mano le viti, un’arte che ha reso celebri i friulani nel mondo, e trasmette le sue conoscenze anche al figlio che fin da subito dimostra una capacità e un impegno che sono l’orgoglio del padre.

«Ho studiato informatica alle scuole superiori – ci racconta Roman

Ma non era proprio la mia strada: ero sempre in vigna ad aiutare il papà e mi piaceva tanto; l’idea delle bollicine era una sua fissazione e io mi ci sono appassionato a tal punto che ho deciso di realizzare il suo sogno.

Paolo e Roman hanno visitato tutti i santuari delle bollicine, dalla regione dello Champagne in Francia alla terra del Cava in Spagna, alla Franciacorta italiana per imparne tutti i segreti e trasferirli a casa loro in Friuli; così dal 2002 l’azienda di famiglia è stata completamente riconvertita per poter realizzare il metodo classico ed è ora ufficialmente passata nelle mani di Roman.

Ha 29 anni Roman, e all’entusiasmo della sua età unisce l’ancestrale dedizione al lavoro degli abitanti di questa Regione e il rispetto per i prodotti della terra che la sua gente si tramanda da generazioni.

Con la precisione di un enologo, e quasi imbarazzato dai nostri complimenti, ci racconta nel dettaglio il suo metodo di produzione più unico che raro sul collio.

Il segreto del Piè di Mont è la posizione del vigneto (sì solo uno) su una collina esposta a sud est ai piedi del Monte Calvario; d’estate questo pezzo speciale di terreno già verso le sei del pomeriggio viene messo in ombra dal monte e ciò comporta un abbassamento repentino della temperatura che permette di posticipare la vendemmia quasi agli inizi di settembre e di trattenere all’interno degli acini tutti i profumi dell’uva e di limitarne l’acidità.

La vendemmia qui è ancora una riunione di famiglia e amici che nelle albe di fine estate si spartiscono il lavoro e le diverse uve da raccogliere separatamente: le cuvèe del Piè di Mont infatti sono già impiantate in vigna nelle percentuali che daranno vita a questo vino straordinario e che, annata dopo annata, permetterano di ritrovarne tutta la qualità e l’unicità: 20% di Pinot Nero che per il corpo, 20% di Ribolla per la particolare freschezza e 60% di Chardonnay che gli regalerà l’inconfondibile eleganza.

Poco più di un ettaro curato come un giardino segreto, dove i macchinari non sono mai arrivati e le viti sono state impiantate 12 anni fa da Roman e suo padre a mano, una ad una, e ricoperte schiacchiando la terra con i piedi per non far passare l’aria e farle crescere sane e rigogliose.

L’estensione contenuta del vigneto, consente inoltre di effettuare la vendemmia esclusivamente al mattino presto, dalle 6 alle 9, così che le varie uve possano essere portate in cantina ancora fresche delle ombre della notte.

Da qui in poi comincia il lungo viaggio che trasformerà i frutti di questo vigneto in un piacere straordinario e ricercato.

I tre diversi mosti vengono lasciati decantare per essere poi avviati alla fermentazione. Riposano in seguito fino a gennaio quando vengono finalmente assemblati insieme e imbottigliati con il liquer de tirage per la presa di spuma. Le bottiglie maturano tranquille sui loro lieviti per ben 22 mesi, fino a quando, inclinate dolcemente nelle pupitres in legno, vengono delicatamente ruotate a mano una dopo l’altra di un ottavo di giro in un procedimento chiamato reumage che fa sì che i lieviti si depositino nel collo.

Proprio come per lo champagne, a questo punto la sboccatura libera i residui e lascia il vino pulito e brillante.

L’aggiunta del liquer d’expedition completa la magia, ma non è ancora il momento di stappare ci avverte Roman: «Vogliamo dare il tempo al nostro vino di riprendersi dallo stress del procedimento di sboccatura, e così lasciamo riposare le bottiglie in cantina ancora per sette mesi».

Le preziose 10.000 bottiglie prodotte ogni anno da Roman sono curate alla perfezione, tanto che ognuna di esse viene presa in mano 97 volte prima di potersi definire pronta, e da ogni vendemmia passano quattro anni prima di poterne degustare il vino millesimato.

Roman è veramente molto giovane, ma ha le idee chiare riguardo al suo futuro; non desidera scappare in cerca di fortuna come molti suoi coetanei, perché la sua fortuna è qui, fra i colli, nei vigneti, nel continuare senza snaturarli i sogni e le fatiche di chi prima di lui ha contribuito a trasformare queste terre devastate dagli orrori della seconda guerra mondiale nell’orgoglio di questa Regione schiva, ma allo stesso tempo ospitale, che dischiude perle come il Piè di Mont e che è una fortuna poter scoprire.