Poesie e viaggi in un bicchiere di vino

PAROLE DI MARTINA LAURA MICCIONE | FOTO DI LAURA SPINELLI E LAURA MAJOLINO

San Michele
Marche

Il Passolento è un vino che si concede tempo per nascere e maturare, senza fretta. Così va bevuto, in compagnia e in pace, perché così è stato concepito da Alessandro e Beatrice Bonci e Daniela Quaresima: come un vino che possa essere il mezzo per comunicare la poesia del territorio a chi ha la fortuna di berlo.

 

La Marca di San Michele, immersa nel verde a pochi chilometri da Jesi, abbraccia i suoi vigneti e li protegge, rivolta verso il mare e baciata dalla brezza che sale ai colli.

Sono poco più di dieci ettari, governati da Alessandro e Beatrice Bonci insieme a Daniela Quaresima. Tre personalità diverse – un fratello, una sorella, una cognata – affiatate e complici davanti a un bicchiere di vino, al finire di una giornata trascorsa in vigna.

Daniela è sempre in movimento: stare ferma in un posto, non se ne parla. Viaggiare fa ormai parte di lei, quasi una seconda pelle. Alessandro, compagno di Daniela, ha indole più calma. Ma anche lui, sugli spostamenti non ha lesinato, rimbalzando nell’arco della vita tra diverse città europee.

Alessandro e Beatrice, fratello e sorella, hanno alle spalle due generazioni di vignaioli. Il capostipite è il nonno , che lascia poi le vigne ai figli, e con le vigne la produzione di Verdicchio. La generazione di Alessandro, Daniela e Beatrice prende una piega diversa, profuma di sogni, amore, politica e viaggi.

Daniela e Alessandro nascono rispettivamente nel 1969 e nel 1970; amici da sempre, è quasi naturale che si trasferiscano insieme, a Bologna per iniziare gli studi, lei in lingue e lui in economia. Beatrice intanto resta a lavorare nell’azienda di famiglia, e acquisisce esperienza in vigna e in cantina.

Bologna apre ai due ragazzi nuovi scorci sul mondo, colorati di politica e filosofia, E lì, l’amicizia si trasforma in amore. Ma star fermi in in luogo è difficile, e dopo qualche anno ecco i nostri due a Dublino e, più tardi a Parigi. Tornano a casa solo nel 2006, dopo aver assaporato la nostalgia e dopo avere percepito il bisogno di costruire a casa loro qualcosa che possa esprimere la loro essenza.

Alessandro e Daniela, insieme a Beatrice, decidono di prendere in mano la loro parte delle terre di famiglia, convertendo in biologico sei ettari coltivati a Verdicchio. La volontà di coltivare e produrre in biologico è frutto di una naturale continuità col passato: un modo per applicare una filosofia abbracciata da molti anni, uno stile di vita sano e vicino alla natura.

Per i due fratelli e per Daniela, il ritorno a questa terra è quasi un cerchio che si chiude in modo impeccabile, che permette di riscoprire la tradizione con una spinta innovativa, maturata grazie ai viaggi e alle esperienze nel mondo.

Per i tre anomali vignaioli, fare vino buono significa creare  flussi di pensieri: offrire un oggetto fluido che possa favorire una coscienza del territorio legato ai suoi prodotti e alle sue genti. Il vino è un mezzo per sensibilizzare chi gli si approccia, avvicinandolo anche ad eventi artistici e culturali.

È così che nasce il Passolento Verdicchio riserva. Il Passolento affronta una gestazione di nove mesi in botte grande all’ottavo passaggio, e altri nove mesi ci vogliono per l’affinamento in bottiglia. Daniela chiama affettuosamente Alessandro “la nostra anima francese”, lui replica che si tratta semplicemente di produrre il “Verdicchio vero”, quello che lui ricorda dalle giornate trascorse in cantina con il nonno, quello  che parla per interi mesi con il legno, in un’osmosi di dolcezza e profumi.

E mentre ti versano da bere, ti spiegano perché la decisione di riprendere l’uso delle botti grandi di rovere come una volta, com’era tradizione nel Verdicchio, usando però botti di dimensioni ridotte per ottenere una finezza ed un eleganza maggiore.

E ti spiegano il nome, Passolento: un vino bianco dalla maturazione lenta adatto all’invecchiamento, proprio come i migliori vini rossi. E quando lo sorseggi, lo capisci, li capisci. Prosit, ragazzi.