Lina Iemmolo e la dolceria solidale

PAROLE DI ROBERTA CORRADIN | FOTO DI MARCELLO BOCCHIERI

Modica
Sicilia

Nel 1994, Lina Iemmolo ha un’idea: fare i tradizionali dolci modicani insieme alle ragazze ospiti della Casa di accoglienza Don Puglisi. Così ognuna impara un lavoro, e i dolci di Lina sono doppiamente buoni.

 

Lina Iemmolo oggi è stanca, ma felice. La sua storia comincia da ragazzina, quando dopo la scuola si andava a bottega, per imparare un mestiere. Quello imparato da Lina è un mestiere dolce: la dolceria modicana, che è uno dei gioielli cittadini insieme alla manifattura del cioccolato che ha conservato l’antica tecnica messicana del chocolate de pedra mutuata dai dominatori spagnoli, oggi conosciuto in tutto il mondo come “cioccolato di Modica”.

Nel 1993, la dolceria dove lavora Lina chiude. Lei, allora 44enne, non ha l’età per smettere di lavorare, ma non ha nemmeno i mezzi per rilevare l’attività. Ha un’idea, però. A Modica c’è la casa di accoglienza Don Puglisi, intitolata al sacerdote palermitano ucciso dalla mafia.

La casa accoglie ragazze e giovani mamme in difficoltà da tutta l’isola, inviate dai servizi sociali. L’idea di Lina è di aprire una dolceria all’interno della casa. Nel 1994 comincia così, in sordina, il Laboratorio Casa Don Puglisi. Ognuna delle ragazze aiuta Lina per quello che è il suo talento: le più brave imparano l’arte della dolceria modicana, le altre danno una mano a piegare le cartine della cioccolata, tutte confezionate a mano. Quando tornano a casa, le ragazze hanno l’orgoglio di avere imparato un mestiere.

Certo, all’inizio è difficile farsi conoscere e apprezzare, senza una vetrina sul corso: ma Lina non si scoraggia e insieme alle ragazze fa dolci buoni, buonissimi: le sue impanatiglie (dolcetti modicani a base di carne e cioccolato, la risposta modicana ai mince pies inglesi) hanno la pasta fragrante e il ripieno morbido come nessun altro; i suoi fiocchi di neve (biscotti di pasta di mandorle) hanno la morbidezza di una nuvola; i suoi dolcetti da riposto sono scrigni di bontà, che saccheggiamo mentre lei racconta la tradizione delle padrone di casa modicane: per le feste bisognava avere un dolce da offrire a chi veniva in visita, e questi dolcetti erano perfetti da riporre nella credenza buona, per offrirli agli invitati di riguardo. Di qui il nome, “dolcetti da riposto”.

Le soddisfazioni, poi, sono arrivate. Premi internazionali ritirati a Londra, turisti che si inerpicano dal corso principale su per la Modica moderna dove dal 2008 c’è il nuovo, spazioso laboratorio, e arrivano brandendo ritagli di giornali, stampate di blog, mail inviate da amici che li hanno mandati lì.

La soddisfazione più grande, a 21 anni di vita del Laboratorio, oggi che Lina è stanca e comincia a pensare che in futuro potrebbe ritirarsi, è l’entusiasmo e l’impegno delle ragazze. Siamo andati a trovarle un giorno che Lina era via. Abbiamo assaggiato le impanatiglie appena sfornate, a occhi chiusi. Un sorriso:

Ragazze, sono buone come quando c’è Lina.

E quando l’abbiamo raccontato a lei, rientrata a capitanare il laboratorio, Lina ha gongolato tra orgoglio e sorpresa: «Certo che le ragazze sono diventate bravissime. Se no, non avevamo fatto niente di buono». Perché i dolci di Lina sono buoni, e lo sono due volte.