Kurt e Johanna Rottensteiner: questa è la nostra terra

PAROLE DI ROBERTA CORRADIN | FOTO DI FRANCESCA MOSCHENI

Spiazzo
Trentino Alto Adige

Kurt e Johanna sono quasi imbarazzati, nell’accompagnarci a camminare nelle loro vigne. È una sorta di pudore altoatesino, il loro: l’amore sta nelle cose che si fanno, non nelle parole che si dicono. E loro di cose, per questa terra che appartiene alla famiglia di Kurt da più generazioni, ne hanno fatte e ne fanno tante, tantissime, ogni giorno. Se ne sono andati, quando avevano l’età per farlo:

Perché solo ciò che si sceglie ha valore.

E qui, di valore ce n’è tanto. Siamo nella patria del Pinot Nero: in tutto il comune di Egna, di cui il minuscolo borgo di Mazzon fa parte, si contano ben ottanta ettari di vigneto, quasi tutto a Pinot Nero. Di questi, cinque appartengono al maso Brunnenhof, da oltre un secolo proprietà della famiglia di Kurt. Quattro coltivati a Pinot Nero, uno a Gewürztraminer, più qualche concessione al Lagrein e al Manzoni bianco, nato negli Anni Trenta incrociando Riesling Renano e Pinot Bianco. Dal Manzoni bianco, col suo profumo di mela fresca, Kurt e Johanna hanno creato Eva: un bianco giovane e fruttato che vuole ricordare la prima donna della storia ma soprattutto la loro figlia adolescente, Eva. Johann, il fratello di Eva, fa una smorfia divertita quando gli chiediamo se gli manca la par condicio con un vino che porti il suo nome. Johann ed Eva hanno tutta l’aria di sapere che il loro futuro è qui, anche se mamma e papà incoraggiano la scelta di partire, di studiare fuori. Il ritorno, lo sanno in prima persona, vale di più quand’è una scelta.

Durante la passeggiata vediamo la fontana che dà il nome al maso (Brünennhof), sembra l’immagine del modo di intendere il vino che condividono Kurt e Johanna: limpido e semplice. Produrre di meno, se necessario, ma solo con le uve del vigneto: Brunnenhof non acquista uve da terzi. Proprio perché le scelte hanno valore, da anni Kurt e Johanna hanno bandito dalla vigna qualunque rimedio che non sia naturale, come rame e zolfo; tutta l’uva è coltivata qui intorno al maso, tutta la lavorazione è fatta a mano, anche la raccolta, che così è meno invasiva e più rispettosa. Non sono strane queste scelte quando pensi che questa vigna non è solo il luogo di lavoro ma anche casa, con il maso di famiglia incastonato dentro. È naturale voler vivere in armonia con la propria terra. È naturale, per questa coppia, voler andare fino in fondo con coerenza: per questo, dal 1999, non si vinifica più a Bolzano ma qui, nel maso. «Così il vino è davvero tutto nostro».

E poi, con la scorsa vendemmia, la sorpresa, quasi un sorpasso a destra: il Gewürztraminer quasi affianca il Pinot Nero per i critici. Lavanda, rosa, vaniglia, mela, pera, melacotogna si sprigionano dal calice, con un’acidità agrumata che, dice il nostro sommelier, non ha paura di invecchiare, anzi, mostrerà il fascino consapevole di una donna matura. Volete scommetterci? Tenete la bottiglia in “caldo” un paio di anni, e fateci sapere. Sempre che siate capaci di resistere!…