Karl Luggin: “Quando ho cominciato mi prendevano per matto”

PAROLE DI ROBERTA CORRADIN | FOTO DI LAURA SPINELLI

Lasa
Trentino Alto Adige

«Scusi, sa dov’è il maso di Karl Luggin?» «Ah, andate da quel matto di Luggin?». È così: chi insegue il progresso, chi pensa al futuro, spesso si fa prendere per matto. È successo a Karl Luggin, quando nel 2000 ha detto basta. Basta a una vita di coltivatore che vuol dire sacrifici senza vederne se non fugacemente il frutto. Basta alle cooperative che fanno loro il prezzo e tu non hai più potere di decidere a chi vendere. Basta. Karl va a casa ed espone la sua idea: «Ora cominciamo a fare tutto noi. Succo di mele, aceti di frutta, senape, e poi essicchiamo anche la frutta, tutta, non solo le mele. E la vendiamo».

La moglie Gertraud e i figli all’epoca adolescenti lo guardano perplessi. Cosa ha in mente papà? Ma lo sa dove viviamo? Non siamo mica a Milano o a Vienna, qui, siamo a Lasa, che come tutti i paesi dell’Alto Adige ha il doppio nome italiano e tedesco, Laas.

A Laas, o ci sei nato o non ci capiti per caso, a chi li venderemo i nostri succhi, aceti, senape e frutta essiccata? Chi lascia la strada vecchia per la nuova… Karl però ha già visto molto più in là. Sa che per vendere con un accordo che non sia la stretta di mano tra te e chi ha visto la tua frutta sugli alberi, non basta la qualità, ci vuole il packaging. Un’amica di famiglia, nativa di Lasa, ha un’agenzia di grafica pubblicitaria a Vienna. Si offre di progettare il logo e le confezioni.

Già, perché adesso che i Luggin non sono solo più coltivatori, ci vuole un logo. Karl ridacchia bonario mentre ricorda:

Tutti ridevano, la famiglia, il paese… mi guardavano e ridevano.

E adesso, che la gente viene apposta a Lasa per fare provvista del vostro succo di mele Weirouge, tocca a lei ridere? Karl scuote la testa, è un uomo con troppa consapevolezza del futuro per ridere. «Adesso sono contento. È bello vedere che alla gente piace quello che fai».

Nel frattempo, i ragazzi si sono fatti adulti, e lavorano tutti nell’azienda di famiglia: Nadia aiuta la madre a fare le mostarde e gli aceti, Gregor e Joaquim curano il frutteto. Al primo essiccatoio per la frutta se ne è aggiunto un altro, più grande. Ed è una magia quando metti in bocca una fragola disidratata che ha conservato tutta l’energia del frutto fresco: non puoi fare a meno di domandarti come fanno. La risposta ce l’hai passando una giornata insieme a loro, dal frutteto alla conservazione: ognuno vuole fare il meglio possibile.

Gli aceti di frutta accarezzano le carni bianche alla cacciatora, il succo di mele Weirouge è ricco di antocianine, la senape di albicocche o di pere dà un’allegria leggera alle vinaigrettes per l’insalata; ed è un vero divertimento l’assaggio comparato dei succhi prodotti con le diverse varietà di mele, dalla più dolce alla più acidula, per stilare la propria classifica personale. Meno male che Karl Luggin è matto. Stringe il cuore pensare che le sue mele e la sua frutta avrebbero potuto continuare a restare anonime.