Stefano Menti: Il ragazzo che degorgia vini e destini

PAROLE DI ROBERTA CORRADIN

Gambellara
Veneto

Figlio e bisnipote di vignaioli, Stefano Menti ha ritrovato nella vigna di famiglia il senso e la gioia di fare solo vini naturali.

 

Qualcuno ha detto che è possibile opporsi al proprio destino, ma il più delle volte costituisce una inutile perdita di tempo. Il destino di Stefano Menti, classe 1979, era la vigna impiantata dal bisnonno Giovanni a fine ‘800 a Gambellara, terra vulcanica di bianchi minerali, Recioto e Vin Santo; ma Stefano, che a dieci anni già guidava il trattore e aiutava il papà a vendemmiare, ha poi dovuto viaggiare in lungo e in largo in Europa, prima di capire che la sua personale Odissea tendeva al ritorno a Gambellara, alla vigna coltivata a Garganega, Torbiana e Durella, alla scelta di rivoluzionare tutto il lavoro fatto dal padre per sposare il biologico e il biodinamico.

La sua personale peripezia lo porta in Spagna nel 1998; con la spumeggiante leggerezza tipica di chi è fresco di diploma, conosce Katerina, una folgorante ragazza della Repubblica Ceca. È una meteora che collide con il suo destino. Stefano torna a Gambellara, ma la folgore è folgore e le meteore son meteore: nel 2000 raggiunge Katerina a Plzen. Lì, annega il richiamo alla vigna degli avi lavorando per un’azienda di acque minerali. Il vino, invece di farlo, lo beve: per convinzione, non per moda, sceglie solo vini biologici e biodinamici prodotti con rispetto dell’ambiente.

Nel 2002 però, da Gambellara viene un SOS: il padre ha bisogno del suo aiuto, della sua energia. L’azienda va male, Giovanni non riesce a mandarla avanti senza l’aiuto di Stefano. Che è un bravo figliolo, e torna per dare una mano. La meteora resta in stand-by.

Il miglior consiglio a chi decide di lavorare in vigna è di fare un vino che non segua le mode ma il proprio gusto personale, la propria personalità: la cosa peggiore che potrà capitarti, se non lo vendi, è che te lo dovrai bere, e almeno sarà il vino che hai scelto di fare, un vino che ti somiglia. Stefano comincia da questo assunto: basta con l’agricoltura convenzionale praticata da suo padre a partire dagli Anni Settanta, bisogna ritornare ai metodi del bisnonno Giovanni.

Parte di nuovo, per studiare e informarsi: visita aziende vitivinicole biologiche e biodinamiche in tutta Italia, e quando torna converte la vigna al bio. «Il vino parte dal frutto» spiega,

È fondamentale che quel frutto abbia un’origine genuina.

Fatica e impegno trovano pieno riconoscimento: nel 2004 l’azienda Menti inizia a lavorare in biologico e nel 2011 in biodinamica, nel 2014 arriva la certificazione biologica. La soddisfazione più grande è l’entusiasmo di chi assaggia il vino, le tante telefonate di chi vuole complimentarsi, perché dentro l’Omomorto Metodo Classico, fermentato solo con lieviti spontanei di mosto di Garganega e volutamente non sboccato, ha sentito tutta la passione di Stefano. Papà Giovanni è orgoglioso di quel figlio che sa imporre le sue idee con successo.

Guarda il video per imparare a degorgiare l’Omomorto.

L’azienda Menti oggi conta sette ettari, compresa la vigna in località Omomorto dove si coltiva la Durella, vitigno naturalmente vocato alla spumantizzazione. Come da tradizione, la località conferisce il nome al vino, l’Omomorto Metodo Classico che è il vanto e l’originalità di famiglia, con l’etichetta applicata al contrario perché la bottiglia deve restare a collo in giù, in modo che il vino sia pronto a espellere i lieviti appena sboccato, operazione che Stefano vuole venga compiuta solo al momento di berlo, per poter godere di un vino al massimo della sua espressione.

Come volevasi dimostrare, il destino si compie, in un modo o nell’altro, e persino le meteore possono cambiare rotta, adattarsi a collidere con una vigna: nel 2006, dalla Repubblica Ceca, è arrivata Katerina. Da allora lei e Stefano vivono in vigna, felici e contenti.