Il formaggio di Arianna, le pecore di Alessandro, i pascoli di Amaltea

PAROLE DI ROBERTA CORRADIN | FOTO DI LAURA MAJOLINO

Mombarcaro
Piemonte

Quella di Arianna e Alessandro sembra una favola, uno di quei racconti destinati a diventare un mito: tanto che hanno chiamato la loro azienda nelle Langhe “I pascoli di Amaltea”, in omaggio alla capra sacra, Amaltèa, che allattò Zeus, re dell’Olimpo.

 

Mombarcaro, Alta Langa: per chi non c’è mai stato, si tratta di immaginare un’altalena di valli e colline, un discorrere fra ciliegi selvatici, noccioli, roverelle, aceri. E poi un vecchio casolare abbandonato, irresistibile: Alessandro lo acquista nel 2007, appena 27enne. All’epoca lavora per un’azienda vitivinicola, ma gli basta chiudere gli occhi per imaginare i prati e i boschi intorno al casale trasformati in pascoli. Come spesso accade ai visionari, Alessandro è ostinato, e trasforma il sogno in realtà l’anno successivo, acquistando da un allevatore locale dieci esemplari di pecora delle Langhe, razza minacciata dall’estinzione. Dallo stesso allevatore, impara anche i primi rudimenti della complessa arte del trasformare il latte in formaggio.

Passano gli anni, il gregge cresce, e nel 2012 dalla Bassa Langa arriva Arianna. Si conoscono a una festa ed è amore a prima vista: per la terra, per il gregge, e tra loro due. Arianna lascia il lavoro alla fondazione per la biodiversità di Slow Food e si trasferisce a vivere nel vechio casale dove all’abbandono è ormai subentrata la vita, così tanta vita che ora il gregge conta ben settanta esemplari di pecora della Langa, e l’estinzione sembra scongiurata.

Dal canto loro, le pecore ringraziano, dando un latte che i due giovani casari trasformano in formaggi memorabili e ogni volta unici. Quello che sta più a cuore a Alessandro e Arianna è la tuma (o toma) tradizionale delle Langhe, dolce e morbida, riposta nella tradizionale burnia, un barattolo di vetro che rende possibile conservarla durante l’inverno, quando le pecore non danno latte, perché anche loro rispettano il tempo lento delle Langhe e si concedono una stagione di riposo al caldo nella stalla.

 

Arianna, come spesso capita alle donne, guarda anche oltre la tradizione e crea nuove ricette, nuovi formaggi che poi sorveglia con occhio amorevole mentre maturano sui ripiani di legno. Alessandro cura il gregge, a cui di recente si sono aggiunte tre vacche e due cavalli, su cui vegliano quattro cani pastori sempre pronti a cacciare eventuali predatori.

E quando ti siedi in cucina con loro ad assaggiare la toma e i nuovi formaggi pensati da Arianna, e vedi gli sguardi e senti scorrere la lentezza della felicità, capisci che insieme hanno fatto una scelta buona, buonissima, e non puoi non commuoverti.