Donne e dolci a prova di terremoto

PAROLE DI ROBERTA CORRADIN | FOTO DI MARCELLO BOCCHIERI E FRANCESCA MOSCHENI

Palazzolo Acreide
Sicilia

La Sicilia, si sa, è soggetta a terremoti. I Siciliani hanno imparato a convivere con la terra che trema. Non è certo uno scossone in più alla vita quotidiana che sarà in grado di fermarli. Ne sa qualcosa la famiglia Corsino, che a Palazzolo Acreide, scrigno barocco racchiuso nell’entroterra tra Noto e i Monti Iblei, ha visto tremare la propria esistenza più di una volta, nell’arco di un paio di generazioni.

 

Le giovanissime sorelle Marcella, Sara e Carla che insieme al fratello Vincenzo mandano avanti l’azienda di famiglia sono unanimi: «Dovete parlare con la mamma, deve raccontarvi lei la nostra storia».

Quando la signora Itria arriva, è facile capire perché è lei la portavoce. Ci vuole la forza del suo nome che è lo stesso della santa protettrice di Palazzolo, per raccontare incendi e lutti come opportunità per crescere, per rinnovarsi, per riprendere a vivere e non solo sopravvivere.  Ci vuole il suo sorriso per raccontare gli anni Cinquanta e Sessanta visti da bambina, quando suo nonno, che aveva sposato una Corsino, realizzava i dolci che venivano serviti ai matrimoni, nella sala ricevimenti dove gli invitati sedevano in cerchio con il tovagliolino sul grembo e si servivano dal vassoio offerto dal cameriere.

La stessa sala con gli stucchi dove il giovedì sera le famiglie si riunivano per guardare la televisione, facendo del caffè Corsino il primo locale pubblico di Palazzolo dove potevano entrare le signore. Storie d’altri tempi che ricordano sapori ormai classici come quello dei facciuna, dolcetti glassati che ricordano le architetture barocche; delle nucatole ripiene di frutta secca e miele, dei ciascuna, degli ossi di morto, dei carrubini e delle paste di mandorla. E dei famosi torroncini che attirano clienti da tutta la Sicilia, mentre chi abita fuori dall’isola, dopo aver conosciuto quel sapore, se li fa spedire.

Corsino è un matriarcato: sono gli uomini che entrando in famiglia sposano al tempo stesso una donna e una pasticceria.

L’ultimo in ordine di tempo è il signor Sebastiano, marito della signora Itria: sembrava lo attendesse un futuro nella metalmeccanica, e invece la famiglia lo ha precettato dopo l’ennesimo “terremoto”, la morte prematura dello zio pasticciere; e l’arte in cui oggi Sebastiano si esprime con maggior diletto è la decorazione delle uova di Pasqua.

E dire che la signora Ilia, ragazza, sognava di sposare un uomo che la portasse lontano dalla pasticceria, che le facesse vivere il Natale e le vacanze in famiglia, una vita normale. Non sapeva, ingenua, che non c’è spazio per la normalità quando si fanno cose così buone.