Daniele Delaini: il Bardolino è il mio destino

PAROLE DI ROBERTA CORRADIN | FOTO DI LAURA MAJOLINO E LAURA SPINELLI

Bardolino
Veneto

Poco più di un ettaro di vigna coltivato in biodinamica, affacciato sul lago di Garda: Villa Calicantus è un sogno chiamato destino.

 

Diceva un saggio: è possibile sottrarsi al proprio destino, ma il più delle volte ciò non è che un vano impiego del tempo. Per Daniele Delaini, classe 1981, il mito del Grand Tour, l’esperienza di viaggio a cui anelavano i giovani europei sin dai tempi di Goethe, non è certo risultato un vano impiego del tempo. Gli è anzi servito a comprenderlo in un abbraccio, il suo destino, come una vendemmia che si può fare solo quando l’uva ha raggiunto il perfetto punto di maturazione: non prima, non dopo.

Per maturare la scelta di concedersi al destino, Daniele ha dovuto prima lasciare Calmasino, il paese sulla costa orientale del lago di Garda dove è nato e dove è rimasta ad attenderlo la villa che il nonno Domenico rimodernò e dotò di una cantina negli Anni Venti del secolo scorso. Poi gli è toccato studiare Scienze Politiche a Padova, viaggiando appena trovava del tempo libero, infine laurearsi, viaggiare ancora, il tutto facendo i lavori più disparati per mantenersi (commesso, cameriere, animatore nei campeggi, agente di vini…). Innamorato di una parigina, per riabbracciare il suo destino Daniele ha dovuto lavorare in banca a Parigi, dal 2007 al 2011: è stato così che ha cominciato ad assaggiare vini biodinamici, a visitare cantine, ad appassionarsi al gusto vivo e vitale di vini così diversi da quelli convenzionali e statici, tradizionali.

È lì, tra vigne e cantine biodinamiche francesi, che il destino si traveste da sirena e lo seduce evocandogli ricordi: il lago, la terra, il Bardolino. Il suo lago, la sua terra, il suo Bardolino. Di terra ne è rimasta poca: la maggior parte è stata venduta dopo la morte del nonno. Resta un ettaro o poco più, intorno a Villa Calicantus. Quando Daniele torna, nel 2013, ha l’età in cui si fanno le rivoluzioni. Torna con la volontà di essere orgoglioso del Bardolino, con l’obiettivo di farne un vino da invecchiamento, di ricostruirne la gloria passata, quand’era uno dei vini più importanti d’Europa. Ma soprattutto, torna con dei princìpi: rispettare la terra, rispettare il frutto.

Daniele impara sul campo, sbaglia, riprova, legge libri, studia, conosce altri produttori che come lui hanno scelto la biodinamica. Si rende conto che le regole da rispettare non sono molte e che è un lavoro «più di pancia che di intelletto».

Se pensi che la vigna è viva, è più istintivo capire cosa fare e quando. Più che aggiungere, occorre sottrarre; ci vuole rispetto per la terra che vuol dire anche saper attendere, arte suprema del contadino sin dai tempi di Esiodo. L’attesa premia: oggi, Villa Calicantus, con la sua vigna circondata da boschi e uliveti che guarda il lago dall’alto, è la più piccola cantina del Bardolino, con una minuscola produzione (da 4mila a 7mila bottiglie).

Bisogna rispettare la vigna come entità e il vino come sostanza vivente,

dice Daniele; «il vino dev’essere vivo per avere un’anima». È proprio attraverso quell’anima che chi lo beve lo riconosce, e sente che è vivo. È attraverso quell’anima che Daniele ha consapevolmente abbracciato il proprio destino.